Dissesto Finanziario - Un'occasione Persa

Trasparenza e Partecipazione

Certamente è molto difficile per qualunque nuova amministrazione prendere una decisione economica di tipo strategico, trovandosi oltretutto ad operare con un apparato amministrativo in uno stato di confusione contabile ed organizzativa e con personale ridotto.
Proprio per questo, siccome la decisione presa, quella di mettere il Comune in dissesto, è densa di conseguenze negative per la comunità si sarebbe dovuto - come fanno tutte le amministrazioni pubbliche e non - percorrere tutte le strade possibili per evitare di trovarsi a doverlo invece deliberare in Consiglio Comunale.
Sarebbe inoltre stato lungimirante ricercare il dialogo ed il confronto con le due liste di opposizione per condividere il percorso di verifica delle condizioni di partenza e per ricercare tutte le vie possibili per evitare il dissesto.

Invece, non si è tentato di attivare alcun dialogo.

Con fatica e tempi molto lunghi si è messo a disposizione delle opposizioni il materiale che la lista Partecipazione e Trasparenza ha richiesto. Mancando però, nel lungo periodo di silenzio intercorso, ogni informazione relativa alle intenzioni dell’Amministrazione, è stata presentata una interrogazione, per poter almeno contribuire al dibattito in Consiglio.
L’interrogazione ha lo scopo di verificare quali iniziative politiche siano state intraprese per ridurre il debito; le domande sono dunque mirate a capire quali passi siano stati svolti dall’Amministrazione in relazione ad ogni specifico problema finanziario di cui si è ricevuta documentazione. Si tratta, stante la materia in esame, di un testo con contenuti “specialistici”, di cui qui sintetizziamo solo gli aspetti principali.

Dal punto di vista delle uscite

  • quali incontri sono stati fatti per attivare trattative volte a cercare possibili soluzioni alternative al pagamento immediato del debito? Per esempio con la Regione sarebbe stato possibile cercare di dilazionare i termini di pagamento con un piano di rientro pluriennale.
  • quali trattative si sono aperte con i privati per negoziare possibili riduzioni o cercare di trovare soluzioni legate alle questioni aperte, specifiche e diverse per ogni situazione debitoria?

Dal punto di vista delle entrate

  • per esempio si è chiesto: è stata fatta una stima del patrimonio comunale, nell’ipotesi di vendere parte del patrimonio disponibile per ridurre il debito?

Ad oggi nessuna risposta è pervenuta.

Certo avendo invece fatto l’Amministrazione la scelta politica di segnalare alla stampa “lo stato di dissesto” del Comune già al 30 giugno,  era ben difficile immaginare che si potessero intraprendere tali trattative con i vari creditori, anzi così lo si è reso proprio impossibile, le soluzioni politiche andavano affrontate nei mesi di maggio e giugno.

La domande che sorgono  spontanee sono due,  la prima vista la mole di debiti di cui parlano i giornali, eravamo in dissesto come Comune ancor prima del voto in Consiglio?

La seconda: come mai il Sindaco a fine Consiglio, il sito del Comune ed un TG3, parlano di 9 milioni di debito, mentre nella relazione tecnica presentata nella seduta del Consiglio erano indicati solo circa 4 milioni?

La prima domanda, se pur legittima, è però mal posta: solo se si fosse intrapresa la strada politica si sarebbero potute creare  le condizioni per non dover entrare in dissesto, cioè a fronte di impegni e accordi raggiunti fra le parti, anche la valutazione contabile  dei consulenti (revisori dei conti) incaricati sarebbe stata diversa. Entrare in dissesto finanziario è una scelta politica, non un “dato di fatto” ineluttabile. A specifica domanda su questo aspetto, i consulenti del Comune hanno confermato che tali documenti , qualora fossero stati presentati, avrebbero influenzato la loro relazione tecnica.

Non avendo invece l’Amministrazione preso alcuna iniziativa in questa direzione, i numeri sono diventati l’unico parametro sul quale si è svolto il dibattito in Consiglio, con una delega politica ai consulenti addirittura inusitata, non solo è stato chiesto loro di spiegare i numeri, ma hanno anche risposto in prima persona alle domande dell’opposizione. I consulenti, mentre parlavano, erano seduti al posto del Sindaco, messaggio involontario del forte valore  simbolico  del peso loro attribuito nella sede politica per eccellenza.  

Questa plateale delega all’esperto trova una conferma nell’affermazione, per lo meno bizzarra, contenuta nella relazione dei revisori e citata nell’interrogazione:

Ritengo che (……) le scelte da operare non abbiano una valenza politica ma un obbligo normativo”.

Questa frase non può evidentemente costituire  una  giustificazione “specialistica contabile” ad una scelta politica di dissesto, svela però che la relazione è stata scritta a sostegno di un punto di vista già assunto dall’Amministrazione  (il 30 giugno?) e non è per fornire elementi utili a scegliere.

Il percorso intrapreso dall’Amministrazione ha, infatti, mescolato e confuso i confini fra i ruoli tecnici e politici. Il risultato è stato la rinuncia all’azione politica, la motivazione per la scelta compiuta si è unicamente basata sul parere dei consulenti revisori! Coinvolgere le opposizioni e avviare trattative con i creditori, sono azioni politiche. È in questo modo che si può affrontare la realtà, in alternativa il ruolo della politica diventa meramente quello di certificare lo stato di fatto, che altri hanno misurato.

Non è nemmeno stato possibile rimandare il Consiglio. La forza delle obiezioni congiunte delle due liste per un momento ha fatto balenare questa ipotesi anche nei banchi della maggioranza, ma il Sindaco, che a questo punto ha fatto riferimento a 9 o 10 milioni, ha dichiarato che "un ulteriore rinvio avrebbe esposto il Comune al rischio di pignoramenti". Presupponiamo, alla luce di questa dichiarazione, l’esistenza di decreti ingiuntivi già esecutivi. Ipotesi che non possiamo verificare, in quanto, non ci è stata ancora consegnata la documentazione specificatamente richiesta. È facile però dedurre che il Consiglio Comunale sia stato convocato quando non era più possibile fare una scelta diversa dal dissesto.

 Forse è da cercare qui la risposta alla seconda domanda: deduciamo che la differenza siano altre richieste di pagamento, quali altri debiti sono dunque sopraggiunti?

Ricevere chiarimenti su quello che non ci sembra un dettaglio, sarebbe come minimo doveroso.